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(Nuovo numero della rivista Endoxa a cura del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste. Ringrazio il Professor Pier Marrone.  Qui e qui e qui e qui e Qui.   articoli precedenti. Grazie ancora)

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Un estratto del romanzo “Nelle mani dell’amore” (Effigie, 2017) qui su Todo Modo Club. Ringrazio.

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Berna, Svizzera

Ho trascorso una settimana in Svizzera. E’ incredibile che forme può assumere l’acume umano. Mi ricordo che a Winnipeg in Canada, a quello che si potrebbe definire grossomodo un festival del ghiaccio e delle neve, in varie bancarelle vendevano una strana cosa: gommosa, floscia, fosforescente e caldissima. Serve per portare un po’ di ristoro dal freddo. Bisogna applicarsela sulle parti fredde e subito si prova piacere: il collo, le mani. Essendo un oggetto molle si può applicare praticamente su qualsiasi parte del corpo. Sembra quasi un sacchettino o un cuscinetto, ma non lo è. Ebbene, a Berna in Svizzera il fiume Aare è leggermente in pendenza. Sicché si è creata questa usanza: di pucciarsi nel fiume (ovviamente d’estate, quando è possibile farlo) e lasciarsi trasportare dalla corrente. Alcuni usano anche gommoni. E a Thun abbiamo persino incontrato un gruppo di surfisti. La cosa che mi ha colpito è che in Svizzera impazza un particolare tipo di borsa gonfiabile usata proprio per attraversare il fiume. E’ una borsetta sottile e impermeabile e si gonfia con il vento. Ci metti dentro gli occhiali, le chiavi, l’asciugamano e poi ciuff!, ti pucci nel fiume e ti lasci trasportare dalla corrente, mentre la borsa con gli effetti personali si gonfia e galleggia, serve anche da piccolo salvagente. Ogni tot di metri c’è una scaletta e se sei abbastanza abile, acchiappi la scaletta al volo e sali dove ritieni più opportuno. Mi è stato detto che è abbastanza rischioso fare il bagno nel fiume se non si è nuotatori capaci, dal momento che ci sono rapide e cascate. Io ho trovato, questo modo di fare il bagno nel fiume e l’orginale suppellettile derivante da questa usanza, stupefacente. Ecco perché l’annoto. Altra cosa che mi ha eccitato sono le numerose ambasciate che occupavano la parte della città (città piccola, centoquarantamila abitanti; Berna è la capitale della Svizzera) dove ho alloggiato per una settimana. C’erano ambasciate dappertutto. Alcune con un militare di guardia. Ci sono così tante ambasciate una di seguito all’altra a Berna che basterebbe appendere una bandiera alla finestra e si potrebbe essere scambiati per un’ambasciata. Ora, un appassionato di romanzi di spie come me sa benissimo che le ambasciate sono sede anche dei servizi segreti. Mi sono fatto varie domande.  Mi sono venute in mente tante idee. I vicini di casa delle ambasciate, ad esempio. Chi sono? Come vivono la vicinanza con un’ambasciata? Se un vicino di casa tifa per una squadra straniera ed espone la sua bandiera alla finestra, potrebbe venire indagato o guardato con sospetto in una vicenda alla Le Carré? Se avviene un incidente diplomatico tra due Paesi che hanno ambasciate dirimpettaie cosa succede? E poi, la domanda delle domande. Osservando l’ambasciata bulgara, una sontuosa villa, mi sono chiesto: ma quante sono le ambasciate di uno Stato nel mond0? E quanto costano?  E chi paga? La Svizzera per un appassionato di romanzi thriller come me è molto intrigante. Anche nel libro che mi sono portato da casa, un superbo thriller di Alistair Maclean dal titolo Addio California, a un certo punto arriva puntuale come un orologio svizzero il riferimento a un conto corrente in una banca di Zurigo.  In più, come sappiamo Albert Einstein trovò il suo primo impiego all’Ufficio Brevetti proprio a Berna. C’è tutto un curioso merchandising su Einstein a Berna. In un negozio ho letto una frase in inglese di Einstein dove il superscienziato afferma di non preoccuparsi se si hanno difficoltà nella matematica, lui ne aveva ancora adesso. Io tenderei a prendere questa frase molto più seriamente di quel che appare. Non è detto che Einstein fosse poi così superintelligente. Forse, aveva solo capito un segreto fondamentale e con quello superava ogni difficoltà. Comunque, le città nordiche, fredde, sono fatte apposta, questo penso, per tirare fuori il meglio di ciò che abbiamo dentro. Personalmente, rimango sempre parecchio attratto dai luoghi dove il livello di civilizzazione è a livelli così alti, anche se non mi sfuggono le sfumature di una presa di posizione del genere. Per finire, sto scrivendo un romanzo e il soggiorno a Berna ( Bern in tedesco vuol dire Orso e di fatti ci sono tre orsi chiusi in un recinto sulle sponde del fiume Aare alle porte del centro-città) mi ha suggerito qualcosa di non secondario mentre passeggiavo per il Paul Klee Zentrum.