La casa benedetta – Qualche pensiero

Sapete qual è la differenza tra un romanziere prolifico e un romanziere non prolifico? La differenza è questa. Il romanziere non prolifico dice: “Ci ho messo cinque anni per scrivere questo romanzo”. Il romanziere prolifico invece dice: “Ho scritto questo romanzo cinque anni fa”. Cioè, per il romanziere prolifico le revisioni nel processo di scrittura non contano. Per lui un romanzo è quello che ha un inizio uno svolgimento e una fine. Arrivato a questo punto, si passa ad altro. Ho scritto La casa benedetta nelll’estate del 2015. In quei giorni stavo rileggendo la Divina Commedia e un giorno mi sono ritrovato tra le mani la Bibbia. Ho letto qualche riga e poi pagine a caso e ricordo l’intuizione. Lì per lì l’accantonai persino. Non mi resi subito conto della portata potenzialmente rivoluzionaria della semplice operazione che avevo compiuto. Ma poi, me ne resi conto. Ovviamente, non potevo mettermi a scrivere un saggio sul “reale significato” della Bibbia. Così, decisi di fare la sola cosa che potevo fare: scrivere un romanzo e imbustare nel romanzo la mia teoria. Se la lettura che propongo è esatta, tanto di guadagnato per tutti. Se non la è (ma allo stato attuale sono piuttosto persuaso del contrario), be’, allora si è solo trattato di un altro libro di finzione tra i tanti. Per fare le cose ancora meglio, ho cercato un editore giovane. Gli editori giovani sono molto importanti. L’Ulisse di Joyce non sarebbe nemmeno stato presumibilmente scritto se l’autore non avesse stretto amicizia con una giovane donna di ventitré anni. Anche in quel caso, se Joyce avesse pubblicato il suo romanzo per un editore importante e blasonato, avrebbe rischiato troppo. Così, invece, ci si può anche permettere di far finta di niente. Ed è questo quello che farò anch’io riguardo al romanzo “La casa benedetta”. Farò finta di niente. Ritornerò a scrivere le mie piccole cose, cercando di non perdere la testa. Le grandi scoperte sono per lo più incidenti di percorso, per lo scopritore. Riguardo all’idea del romanzo, alla storia, in quei giorni stavo leggendo oltre alla Divina Commedia, La casa sull’Abisso di Hogdson, così mi è venuta in mente anche qui una semplice operazione: prendere l’archetipo della Casa Stregata e farla diventare una Casa Fatata. Mi interessava che la mia casa fosse piena di eventi meravigliosi e non orrorifici, ma non proprio come Alice Nel Paese delle Meraviglie, con Conigli Con L’Orologio da Taschino e Carte Da Gioco Parlanti. Desideravo arrivare al punto, e il punto era riassumere in modo chiaro e preciso il cuore della mia teoria relativa al “significato autentico” della Bibbia; pertanto, ho rimepito la casa di apparizioni di angeli e santi. Sugli angeli e sui santi non ho fatto ricerche particolari. In effetti, tutte queste ricerche fondate sulle ricerche di altri mi danno da pensare. Si chiede, a un autore, di scavare. Ma i libri che leggiamo, i documentari che guardiamo sono già il frutto di uno scavo. No,per me la questione è un’altra. Lo studio è certamente importante, ma quello che ci vuole, a un certo punto, non è l’abnegazione e la buona dedizione dello studioso, ma il lampo, l’illuminazione, la scintilla. A questo devono portare le ore spese sui libri. Ecco, se dovessi rispondere alla domanda su come sono arrivato a scrivere questo libro, a parte tutto quello che ho detto fin qui, risponderei con: diecimila e Hegel. Diecimila è il numero di ore di studio che ci vogliono per accedere a una soglia superiore di conoscenza. Se si studia per ottomila ore si può diventare professori, ma tutti i grandi cervelli hanno raggiunto la quota diecimila e oltre. Ora, siccome non faccio altro che leggere e scrivere da quando ho undici-dodici anni, in questa teoria più o meno scientifica mi ci ritrovo a specchio. Dacci e ridacci, leggendo e scrivendo ogni giorno, alla chimica del mio cervello deve essere accaduto qualcosa. Ecco che mi accorgo di cose molto particolari, e quella nel romanzo “La casa benedetta” è senza dubbio la più importante tra queste cose particolari di cui da qualche tempo mi accorgo. L’altra risposta è Hegel. Ora, noi studiamo Hegel e di Hegel sappiamo quella cosa, quella cosa che si dice sempre: c’è la tesi, l’antitesi e poi c’è la sintesi. La sintesi è una specie di mescolìo tra tesi e antitesi, un far andare d’accordo. Tutto chiaro, tutto liscio. Solo che Hegel applicato alla realtà non è proprio tutto chiaro, tutto liscio. Se tu per esempio prendi Antonio Moresco e Giulio Mozzi e li sintetizzi, ecco che questi due signori vanno improvvisamente d’accordo. Nella tua testa vanno a cena insieme. Bevono il vino dalla stessa bottiglia. E si danno grandi pacche sulle spalle. Diventano grandi amiconi. Si baciano sulle guance quando arriva l’ora di congedarsi l’uno dall’altro. Capite la spinta provocatoria di questo concettino, tesi, antitesi e sintesi di Hegel? Noi parliamo di pace, di non fare le guerre, di accogliere gli émigrées… Ma Adriano Celentano e Don Backy, non se la stringono mica più la mano, e guai a proporlo! A ogni modo, La casa benedetta nasce da “diecimila” e “Hegel”. Sarà bene che i più giovani prendano nota di questo dato: diecimila ore. Se si studia per diecimila ore, qualsiasi cervello (anche un cervello rozzo come il mio) può schiudersi a percezioni superiori. E l’altro appunto da prendere è: frequentate persone migliori di voi. Bene, mi piacerebbe che questo romanzo venisse letto da un po’ di persone:

1) Papa Francesco;

2) Papa Ratzinger;

3) Padre Livio, di Radio Maria e…

…4) Tom Hanks!

Riguardo a Stephen King, certo che mi piacerebbe che Stephen King leggesse questo libro, ma se davvero lo facesse, se davvero Stephen King leggesse La casa benedetta, temo che potrebbe succedere una cosa. Stephen King potrebbe decidere di scrivere da qualche parte “Marco Candida è il mio vero erede!”. A questo punto temo che sarei colto da un disturbo clinicamente accertato noto con il nome della Sindrome Barker. Che cos’è la Sindrome Barker? Presto detto. Si racconta che quando Clive Barker vide sulle copertine dei suoi romanzi la frase scritta da Stepehn King: “Clive Barker è il mio vero erede!”, l’autore britannico, convintosi di essere l’erede di una fortuna miliardaria, si precipitò subito ad acquistare otto ville con piscina a Malibù, in Florida. Stephen King, si dice, sarebbe stato anche contento di lasciare tutto al buon, vecchio Clive; ma andò a finire che la moglie impugnò e protestò e fece valere i suoi diritti. Clive dovette così disdire tutto quanto, e per qualche tempo finì anche davanti al Big Ben dentro una scatola di cartone. Questa la Sindrome Barker, e non è affatto un fake… non come quello di Orson Wells quando annunciò per radio che gli alieni erano atterrati sulla Terra. Lo fa Orson ed è un grande esperimento mediatico; lo facciamo noialtri ed è fake news… ;-)