Dopo la tempesta, di Ernest Hemingway

Nella Biblioteca di Cogoleto ho letto una raccolta di racconti sul mare edita da Einaudi. Non li ho letti tutti. Son partito da Pessoa, poi una paginetta di Svevo, un racconto lampo di Caproni e poi un racconto di Checov e sono arrivato a Marquez. La tramontana è un bel racconto, purtroppo preceduto dal pezzo di Svevo, che all’italiana, come sempre, smonta tutto, parlando della personificazione della Bora e offrendo una visione critica delle personificazioni dei venti che spesso si trovano nelle narrazioni, e nel racconto di Marquez ecco arrivare dopo un po’ una personificazione, e tu pensi ecco, ha messo anche lui una personificazione, e ti rimane l’amaro. Ma purtroppo per tutti i bravi autori letti nell’antologia sono arrivato a Dopo la tempesta di Ernest Hemingway. Ebbé, quando uno ha una marcia in più ha una marcia in più. Che racconto incredibilmente meraviglioso. Parla di un tipo che trova una nave abbandonata piena d’oro. La nave è naufragata nelle sabbie mobili. Solo questa idea è degna di quaranta scrittori dell’orrore. Eppure Hemingway riesce a renderla in poche pagine e dentro c’è lirismo, eco allegorica, parallelismi che suggeriscono significati ulteriori (non so, il racconto comincia con il protagonista che ficca un coltello nel braccio di un altro, e poi le cose a questo protagononista, in puro stile hemingwayano, vanno male, i greci gli fregano il tesoro nella nave abbandonata, e lui rimane senza aver ricavato nulla dalla vicenda, un po’ come quel Santiago del Vecchio e il mare che piglia un pesce enorme e poi lo porta a riva tutto mangiato e sventrato). Insomma, leggendo Dopo la tempesta (anche solo l’idea della tempesta che porta sulla spiaggia vari oggetti o pezzi di cose e il protagonista setaccia, finché non scopre la nave abbandonata…), mi sono detto che in un mare di mediocrità chi si eleva c’è. Ma nell’antologia questo racconto non viene messo in particolare risalto, si trova alla fine di una sezione, non ricordo quale. Eppure, è sfolgorante. Eeeeh… Che bello sapere che ogni tanto qualcosa di buono è stato riconosciuto, a questo mondo.