Willow, di Ron Howard

Willow è il titolo di un film dell’85 diretto da Ron Howard. E’ prodotto da George Lucas, il quale ha prodotto un buon numero di storie quintessenza di esotismo: da Guerre Stellari a Indiana Jones ad alcuni film di Akira Kurosawa, per fare gli esempi più immediati. Willow è un fantasy. Si svolge  in un altro mondo. In particolare, in un villaggio di nani. Gli attori sono nani in carne e ossa – come il Tattoo di Fantasilandia. Ecco, la cosa è del tutto banale e normale, no? Se la vicenda si svolge in un altro mondo, un mondo esotico e fantastico, è perfettamente accettabile che questi mondi siano popolati da abitanti “diversi”. Mondi dove i nani hanno addirittura villaggi, strutture, case e cose su misura o gli uomini in sedia a rotelle, per dire, hanno marciapiedi per le loro rotelle, cosa che le amministrazioni comunali qui in questo mondo forniscono senza problemi… Come no? Certo. L’esotismo… Un bel concetto, davvero. L’esotismo rende accettabile in quel mondo là ciò che in questo mondo qua non è affatto pacifico. Le tigri di Mompracem. La Regina d’Africa. Neri. Gialli. Pellerossa. Nani. Diversamente abili. Abitanti di altri pianeti. Poi, usciamo e l’unico esotismo del nostro quotidiano è il concetto di accessibilità urbana.